Antonio Ligabue: il suo naso era “un vero becco d’aquila”…

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Domani, domenica 11 ottobre, alle ore 10, nella Biblioteca Comunale “Walter Bonassi” di Gualtieri, nello stesso Palazzo Bentivoglio in cui è allestita la mostra di Antonio Ligabue, viene presentato il libro illustrato “Becco d’aquila” di Giuseppe Vitale, con l’intervento dell’autore e di Gian Luca Torelli. Il prezioso volumetto, con essenziali, folgoranti testi e felicissime tavole alla china e all’acquarello, rappresenta l’esordio di Vitale, una vera e propria rivelazione: Reggio, dopo Sonia Maria Luce Possentini, annovera un altro illustratore di razza. Giuseppe Vitale – che dice di sé in una nota autobiografica: “Giuseppe ha incominciato a disegnare a circa due anni, usa il disegno come una lingua da parlare, tra neologismi e strafalcioni” – cattura l’immediatezza e il desiderio di comunicare delle figure che lui disegna e dipinge; dietro questo talento che pare innato ci sono studi di Storia dell’arte medievale, un Master in illustrazione per l’infanzia e l’attività, che svolge dal 2013, di educatore nei servizi per i bambini da 0 a 6 anni nell’Azienda Servizi Bassa Reggiana.

Sempre alla fertile realtà della Bassa appartiene l’editore, LIBRE, una piccola casa editrice che si propone di “valorizzare la cultura delle bambine e dei bambini”. Il libro contiene, in appendice, “Antonio chi? Quattro chiacchiere con Gian Luca Torelli”, un’interessante conversazione tra Vitale e Torelli su alcuni aspetti del carattere di Antonio Ligabue.

Ligabue, convinto, come sostengono varie testimonianze, che il naso aquilino fosse un segno di nobiltà, di appartenenza a una stirpe entrata nella storia, non era certo scontento del suo naso; sarebbe sicuramente contento di tenere tra le mani questo libro, un segno tangibile di comprensione umana e di fraterna solidarietà verso un uomo cui Vitale mette in bocca queste parole di verità: “qui dove vivo sono uno straniero”.

Sandro Parmiggiani